L’odissea dell’etichetta

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Dal 13 dicembre 2016, finalmente, sulla base delle disposizioni contenute nella normativa europea, sarà obbligatorio riportare l’etichetta nutrizionale, quindi il contenuto calorico, il sale, i grassi, i carboidrati, contenuti nel prodotto e riferiti alla quantità di 100 g. o 100 ml o alle eventuali porzioni.

Fino a qui sembrerebbe non esserci niente di nuovo se non fosse che, dal 13 dicembre, questi valori, normalmente relegati ai margini posteriori o laterali delle confezioni, dovranno essere indicati nella parte frontale della confezione, quindi in bella vista. (Approfondimento su come leggere le etichette)

 

Una magra consolazione che, però, arriva in un momento in cui la Commissione europea comincia ad aprirsi verso l’indicazione dell’origine del prodotto o della materia prima sull’etichetta. Infatti, l’Unione Europea ha concesso alla Francia di introdurre l’etichettatura di origine riferita al latte ed alla carne contenuta nei prodotti alimentari trasformati.

 

In effetti le normative e gli obblighi in merito esistono già da diverso tempo e per varie categorie alimentari, infatti, giusto per citarne alcune :

nel 2000 – obbligo di tracciatura della carne bovina ( a causa della diffusione del morbo della mucca pazza) ;

nel 2003 – obbligo dell’indicazione della provenienza, varietà e qualità dei prodotti ortofrutticoli;

nel 2004 (gennaio) – obbligo di apposizione del codice identificativo per le uova fresche;

nel 2004 (agosto) – obbligo dell’indicazione, nell’etichetta del miele, del paese di raccolta;

nel 2005 (giugno) – obbligo dell’indicazione della stalla o della zona di mungitura di provenienza del latte fresco;

nel 2005 (ottobre) – obbligo dell’indicazione Made in Italy per il pollo ( a causa della diffusione del virus dell’aviaria);

nel 2008 – obbligo dell’indicazione di origine della passata di pomodoro;

 

Per dovere di cronaca dobbiamo dire che il nostro Ministero delle Politiche Agricole ha aperto un dossier con al Commissione europea per introdurre, in etichetta, l’indicazione dell’origine del latte utilizzato come materia prima nei prodotti caseari.

 

Nonostante le normative in merito esistano molti produttori sembrano restii ad applicarle, ad esempio, nella vendita del pesce fresco dalla fine del 2014 vi è l’obbligo di indicare informazioni quali: la zona di cattura, il nome scientifico del pesce ed, addirittura, lo strumento utilizzato per la pesca.

Tutto questo per aiutare il consumatore ad effettuare un acquisto consapevole, ma basta passare da una qualsiasi pescheria per capire che la norma risulta non pervenuta.

 

Non ci addentreremo, in quest’articolo, nell’analisi di quel colabrodo che è rappresentato dalle azioni di controllo sull’applicazione delle norme, ma è nostro desiderio sottolineare quanto i consumatori siano sempre più attenti a quello che mettono in tavola, ed il minimo che si possa fare dovrebbe essere fornire le informazioni necessarie perche possano scegliere i loro acquisti.

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